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Hamingja
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mwawHamingja nella mwbamitologia norrena ha un duplice significato: da un lato indica la fortuna, concepita come una qualità intrinseca dell'individuo, dall'altro uno mwbqspirito guardiano, espressione di un potere superiore protettivo.cite-ref-0-1-0[1]cite-ref-2[2]
Nell'mwdwislandese moderno il termine è utilizzato per esprimere il concetto di mweafelicità.cite-ref-1-3-0[3]
Contents
• Note
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Etimologia e significati
Alcuni studiosi, tra cui lo storico delle religioni Walter Baetke, hanno ipotizzato un'origine cristiano-latina del termine, basandosi sulla scarsa presenza di vocaboli relativi al fato o alla fortuna nella mwgapoesia eddica, come mwgqauðna, mwgggæfa, mwgwgipta e mwhahamingja.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]
Peter Hallberg, dopo un'analisi di numerosi testi delle mwjgsaghe, ha contestato questa teoria, sostenendo che tali termini fossero già radicati nella tradizione precristiana norrena e islandese. Tra questi, mwjwgæfa risulta il più frequentemente attestato, mentre mwkahamingja è predominante nelle mwkqsaghe dei re.cite-ref-6[6]
A differenza degli altri termini mwlwsinonimici, secondo Hallberg mwmahamingja presenta caratteristiche specifiche. Mentre mwmqgipta e mwmggæfa indicano la fortuna come un aspetto del carattere individuale (con i corrispettivi negativi mwmwogipta e mwnaogæfa per la sfortuna), mwnqhamingja, in virtù della sua etimologia (mwnghamr, "forma, pelle, aspetto"),cite-ref-7[7] assume talvolta una connotazione più complessa: oltre a esprimere il concetto di fortuna, può anche riferirsi a una personificazione di essa, un'entità sovrannaturale affine al mwowfylgja, uno spirito guardiano.cite-ref-referencea-8-0[8]cite-ref-referencea-8-1[8]
Secondo Hallberg, all'incirca nel XII secolo, la comparsa del termine negativo mwrgohamingja, segnalerebbe un progressivo abbandono dell'uso personificato di mwrwhamingja, che si sarebbe ridotto al solo significato astratto di "fortuna", assimilabile a mwsagipta.cite-ref-9[9]
Sia Andy Orchard che mwtgRudolf Simek hanno rilevato somiglianze tra il concetto di mwtwhamingja e l'essere soprannaturale chiamato mwuafylgja,cite-ref-10[10] mentre mwvqJacob Grimm ha sostenuto che le due entità coincidono.cite-ref-3-11-0[11]
Altri autori ipotizzano che mwwwhamingja derivi da mwxaham-gengja, un termine di difficile traduzione, ma che suggerirebbe l'idea di un'entità in grado di muoversi in una forma fisica (mwxqhamr).cite-ref-12[12] Secondo questa interpretazione, mwyghamingja, inizialmente espressione della fortuna come aspetto della personalità umana, avrebbe successivamente assunto un significato astratto, divenendo sinonimo di mwywgæfa e mwzagipta.cite-ref-13[13]
La studiosa danese Bettina Sejbjerg Sommer ritiene che la pluralità lessicale del termine "fortuna" rifletta l'influenza di concetti distinti, in seguito fusi tra loro: le dee protettrici della famiglia (mwagmwawdisir e mwbafylgja); la fortuna come come caratteristica personale trasmissibile (mwbqhamingja); la fortuna come facoltà concessa da un potere superiore (mwbggæfa e mwbwgipta).cite-ref-14[14]
Caratteristiche
(norreno)
«Gipt yður ok hamingja herra má oss meira en menn nǫkkurir»
(italiano)
«La tua fortuna e la tua buona sorte, signore, saranno per noi più potenti di qualsiasi uomo»
(Óláfs saga Tryggvasonar en mesta [La grande saga di Óláfr Tryggvason], ca. 1300)
Nella cultura norrena la fortuna non era assimilabile al caso o alla coincidenza: essa veniva vista come una qualità insita nell'uomo e nella sua discendenza, paragonabile alla forza fisica, all'intelligenza o all'abilità nelle armi.cite-ref-15[15]
Secondo lo storico della religione Vilhelm Peter Grønbech, il concetto di sfortuna aveva una connotazione fortemente negativa: un uomo sfortunato era paragonato ad un mwfaníðingr, un individuo privo di onore e inadatto alla compagnia umana.cite-ref-16[16] Bettina Sejbjerg Sommer ha evidenziato come alcuni testi norreni esprimano un certo grado di condanna morale nei confronti degli uomini sfortunati.cite-ref-17[17]
Parallelamente la fortuna poteva essere percepita come espressione di un potere protettivo di origine sovrannaturale. In alcune saghe, mwhghamingja è utilizzato con lo stesso significato di mwhwfylgja, descrivendo un'entità indipendente dal suo "proprietario".cite-ref-18[18]
Nella mwjqmwjgSaga di Viga-Glumr, ad esempio, lmwjw'mwkahamingja di un uomo appare in sogno a suo nipote sotto forma di una donna gigantesca, mentre nella mwkqmwkgGrande saga di Óláfr Tryggvason di mwkwSnorri Sturluson, assume le sembianze di nove donne in abiti chiari e su cavalli bianchi che si manifestano ad Hallr poco prima che questi venga battezzato dal missionario mwlaÞangbrandr.cite-ref-19[19]cite-ref-20[20]
In alcuni casi lmwng'mwnwhamingja è vista come uno spirito direttamente legato al capo del clan e, per estensione, all'intera stirpe.cite-ref-21[21] Essa può essere trasmessa per via ereditaria e accompagnare la famiglia per diverse generazioni. Nella mwpamwpqSaga di Viga-Glumr il protagonista sogna nella sua fattoria in Islanda una donna gigantesca che avanza lungo il fiordo verso la sua casa, comprendendo così che il nonno materno è morto in Norvegia e che la donna è la sua mwpghamingja, giunta ad unirsi al discendente in Islanda.cite-ref-22[22]
Si credeva che i re potenti possedessero una hamingja così grande da poterla "prestare" ad altri durante la loro vita.cite-ref-2-23-0[23]
Parallelismi con altre figure mitologiche
Le entità mwvghamingja presentano affinità con altri esseri soprannaturali della mitologia e del folklore scandinavo, come le mwvwDisir e le mwwaValchirie. Alcuni studiosi hanno inoltre evidenziato somiglianze con la mwwqmwwgLaima baltica, l'antica mwwwFortuna romana e la slava Srecha.cite-ref-3-11-1[11]
Hamingja nelle fonti scritte
Il termine mwyghamingja compare in diverse fonti della letteratura norrena, sebbene non sia sempre possibile stabilire con certezza se si riferisca alla fortuna in senso astratto o ad un'entità soprannaturale:
• Nel poema mwzqmwzgVafþrúðnismál, il saggio gigante menziona tre mwzwhamingja, spiriti guardiani del mondo intero, identificati con le mw0aNorne.cite-ref-26[26]
• Nella mw1gSaga di Finnbogi il Forte, il personaggio, Asbjörn, in punto di morte chiede che uno dei figli di Finnbogi porti il suo nome, affinché la sua mw2ahamingja possa seguirlo.cite-ref-2-23-1[23]
• Nella mw3gSaga di Göngu-Hrólfs, il re Hreggviðr, prima di morire, trasmette la propria mw3whamingja al futuro marito della figlia.cite-ref-2-23-2[23]
• La mw5qSaga di Olafr il Santo racconta che la mw5whamingja del re Olafr è più potente della magia dei finlandesi.cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]
• Nella mw8qHaralds saga hárfagra, Harald, su richiesta dei suoi scaldi, invia il suo mw8whamingja icon loro nella spedizione.cite-ref-2-23-3[23]
Nella cultura di massa
La parola mw-ghamingja è conosciuta nel movimento mw-wneopagano mw-aAsatru, dove viene utilizzata per indicare sia la fortuna personale che la sua personificazione, lo spirito guardiano. Il concetto ha inoltre acquistato una certa notorietà tra gli appassionati del genere musicale mw-qheavy metal, grazie all'album mw-gHamingja della band Riger.cite-ref-29[29]
Note
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cite-note-1313. ↑ mwaxomwaxsSejbjerg Sommer,mwaxw p. 281.
cite-note-1414. ↑ mwayamwayeSejbjerg Sommer,mwayi pp. 280-282.
cite-note-1515. ↑ mwayymwaycSejbjerg Sommer,mwayg p. 275.
cite-note-1717. ↑ mwazymwazcSejbjerg Sommer,mwazg p. 276.
cite-note-1818. ↑ mwazwmwaz0Sejbjerg Sommer,mwaz4 pp. 277, 281-282.
cite-note-2020. ↑ mwaag(mwaakmwaaoEN) Chandar Lal, mwaas(Re) visions of Royal Luck in the Sagas of Óláfr Tryggvason, in mwaawViking and Medieval Scandinavia, vol.mwaa0 10, 2014, pp.mwaa4 99-128.
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Bibliografia
• citerefhallberg(EN) Peter Hallberg, The concept of gipta-gæfa-hamingja in Old Norse literature. (PDF), in :Peter Foote, Hermann Pálsson, Desmond Slay (a cura di), The First International Saga Conference, Edinburgh, 21-29 August 1971. The Icelandic Sagas and Western Literary Tradition, London, The Viking Society for Northern Research, 1973, pp. 145-183, OCLC 1069370227.
• citerefsejbjerg-sommer(EN) Bettina Sejbjerg Sommer, The Norse Concept of Luck, in Scandinavian Studies, vol. 79, n. 3, 2007, pp. 275-294.
Voci correlate